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La recensione di Italiano Medio

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Maccio Capatonda sbarca al cinema con la versione espansa del finto trailer di culto sul web...

Se ne parlava già da un paio di anni e ancora non si sapeva che film avrebbe fatto. Poi è stato il tempo dell’annuncio ufficiale, quasi in parallelo con la messa in onda della seconda – pardon, terza la seconda esiste “solo in videocassetta” perché girata male e con pochi soldi – stagione di Mario, la serie di Mtv che lo vede mattatore. Il primo lungometraggio di Maccio Capatonda sarebbe stato Italiano Medio, la versione espansa del finto trailer di culto sul web, che è senza dubbio tra le cose migliori dell’attore-autore. Da oltre dieci anni a questa parte prima con la Gialappa’s e Rete A, poi in varie trasmissioni e in rete con Flop Tv, fino all’approdo a Mtv e in radio con quelli dello Zoo di 105, Maccio Capatonda, ovvero Marcello Macchia, diverte e trascina un pubblico che è lo stesso di Zerocalcare, i trentenni di questa seconda decade del nuovo millennio, più o meno suoi coetanei, più o meno tutti sospesi, come ha dichiarato più volte anche lui, tra il desiderio di cambiare le cose e un cazzeggio che non sembra avere mai fine nonostante il passare degli anni.
Lui quel cazzeggio lo ha messo sotto contratto come la “fottuta rabbia” di uno dei suoi finti trailer e lo ha elevato a un tipo di comicità demenziale e scorretta che è il suo marchio di fabbrica.
Pur non essendosi inventato davvero niente di nuovo (se ci pensa siamo sempre lì a ridere di parole storpiate, un tipo di comicità dal quale in Italia non ci si schioda praticamente da sempre), lo ha fatto con quel gusto, quel brio e quello stile che sono soltanto suoi, con una personalità in altre parole che ad altri manca. E almeno fa ridere spesso e volentieri, al contrario di molti comici o pseudo tali che infestano i palinsesti e la rete. Il passaggio da video di pochi minuti (e spesso per questo tanto più geniali) a un lungometraggio di quasi 100 minuti era un salto senza rete. Ma chi segue Mario sa già che la capacità di andare oltre lo sketch non manca al trentaseienne attore abruzzese adottato da quella Milano che lo ha plasmato pubblicitario prima e video-maker poi, e che anzi proprio nella trama orizzontale, sta uno dei punti di forza di quella come di altre serie più piccole rodate in piena libertà su internet.
italiano-medio-recensione-2-news Ci troviamo davanti quindi ad una pellicola che è molte cose. È parodia, di Limitless ovviamente ma anche di molti altri film, da classici anni ’80 e ’90 fino alla serie Hunger Games. È un nuovo tassello di un universo narrativo e  filmico che si fa sempre più compiuto e coerente, il suo, e quindi è zeppo di rimandi e autocitazioni. È  un prodotto assolutamente pop, capace di giocare con gusto con il mezzo cinematografico (si vedano anche i gustosi titoli di testa). E’ una commedia demenziale divertente e divertita (possiamo solo immaginare il clima e le risate sul set); ma è anche uno spaccato dell’Italia di oggi perché è innegabile, siamo un po’ tutti italiani medi. Maccio per primo e lo sa bene, facendone un punto di forza della pellicola e del suo prendere i vizi e i mezzucci di ognuno di noi e sbatterceli in faccia. E lo fa con ironia certo, ma anche con cinismo e cattiveria, persino con una punta di amarezza, specie verso il finale. Non è un caso che in molti abbiano tirato in ballo Luciano Salce e i primi Fantozzi (ma anche i primi di Neri Parenti regalarono moltissime perle in tal senso, pur rimanendo i primi due modelli inarrivabili), proprio perché si respira quel tipo di aria, anche se adesso sono altri tempi, imbarbariti e involgariti come il personaggio protagonista dopo l’assunzione della ormai celebre pillola che ti fa usare solo il 2% del cervello.

Pensateci un attimo, quante persone conoscete simili a Giulio Verme pre e post pillola? Non è una caratterizzazione, anzi due, precisa e puntuale di quello che ci circonda?

Poi certo forse è stata messa fin troppa carne al fuoco, ma sempre meglio sbagliare per eccesso che per difetto, per una visione difficile da imbrigliare che per una striminzita e ombelicale. Così come da qui a definirlo genio come in molti fanno (una di quelle parole che vengono usate troppo spesso e a sproposito, un po’ come capolavoro) ce ne corre, ma di sicuro di sprazzi di genialità erano fatte le sue cose finora e della stessa pasta è fatto questo suo primo lungometraggio.

Nel mettere sulla bilancia i pregi e difetti, i primi continuano nonostante tutto a pesare di più, dalle trovate visive (come i cambi di fotografia che evidenziano gli stati del protagonista) a quelle di montaggio, fino all’uso di tutti quegli attori-amici che impreziosivano i suoi video e le sue serie, personaggi assurdamente irresistibili (alcuni di indiscutibile bravura) ormai beniamini dei suoi fan, da Herbert Ballerina e Ivo Avido, da Anna Pannocchia a Salvo Errori, fino al mitico Rupert Sciamenna, al secolo Franco Mari, un attore che come mai non fu valorizzato negli anni ’80 e ’90 rimane un mistero, ma per il quale saremo sempre grati a Capatonda di avercelo fatto scoprire. Tra le partecipazioni speciali personaggi pescati dalla tv e dalla radio, ma anche facce come Raul Cremona e il nume tutelare Nino Frassica, il re della comicità nonsense nostrana, che si diverte sempre molto con questo suo figlioccio partorito dal web.

Non mancano le lungaggini, qualche tempo morto e qualche ingenuità, ma se ci pensa bene quale opera prima non le ha? Non mancano le volgarità ma almeno hanno quasi tutte un senso e poi vivendo tempi volgari non si può non esserlo nel rappresentarli.

Una cosa è certa, c’è più inventiva qui che in dieci delle commedie contemporanee, tra l’altro tutte simili e con cast (sia artistici che tecnici) interscambiabili, basta vedere un paio di trailer uno in fila all’altro, anche quelli che vedrete al cinema prima di questo film. Sfidiamo chiunque a non pensare che le nostre commedie siano alla fin fine un po’ tutte uguali, fatte dallo stesso gruppo di non più di una trentina di persone. Almeno Maccio Capatonda usa un suo gruppo, quasi una compagnia teatrale vecchio stile. E, almeno al momento, non c’è nessuno come lui. Per questo ce lo gustiamo e gli auguriamo di continuare a lungo. Sì, anche al cinema.

TRAILER DI ITALIANO MEDIO

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